Al mondo esistono migliaia, milioni, miliardi
di strumenti finanziari. Quando un individuo o un’istituzione devono scegliere
in cosa investire i propri fondi devono tenere in considerazione molti
parametri. Tra i più importanti ci sono il profilo di rischio sostenibile e
l’orizzonte temporale dell’investimento.
Il concetto di rischio è abbastanza semplice:
se vuoi avere potenzialità di guadagno maggiori, devi rischiare di più. Detto molto banalmente: vuoi poter guadagnare il 100% in un anno? Sii consapevole che puoi
anche perdere il 100% in un anno.
Una volta capito quanto siete disposti a
rischiare, dovete avere ben chiaro quale sia l’orizzonte temporale adeguato:
chi gestisce un fondo pensione dovrà investire per lo più nel lungo periodo,
chi gestisce un hedge fund potrebbe avere più libertà e cercare qualche
strumento anche per il breve periodo.
Di norma, si parla di lungo periodo
quando l’orizzonte è più lungo di 2-5 anni (attenzione, non c’è una definizione assoluta),
il breve periodo è di 1-2 anni al massimo. Poi, con la moderna tecnologia,
abbiamo scoperto il brevissimo periodo e l’high frequency trading, in cui dei computer comprano e vendono strumenti finanziari in intervalli
brevissimi, basandosi su algoritmi preimpostati. Ma non è di questo che voglio
parlare oggi.
Insomma, il concetto dovrebbe essere
abbastanza semplice: se sei interessato a riavere il tuo capitale (più,
possibilmente, qualche interesse) non prima di 10 anni (o 20, 30, 40 nel caso dei
fondi pensione) dovresti cercare di investire in uno strumento con un orizzonte
temporale lungo. Ci sono stati diversi studi per capire quale sia il miglior
strumento per il lungo periodo (uno dei più dibattuti è il libro di Siegel
“Stocks for the long run”) ma, come potete immaginare, non esistono conclusioni certe. Se ci fossero,
sarebbe come dire che c’è un modo certo (e quindi risk-free) per fare soldi nel
lungo periodo: chi mastica un pochino di finanza a questa affermazione
risponderebbe: “there is not such thing as a free-lunch”.

Ma, sebbene nulla sia certo sui
mercati finanziari, è risaputo che esistono strumenti più adeguati per un
orizzonte di lungo periodo (ad esempio le azioni) e strumenti meno adeguati (come alcuni prodotti strutturati). Eppure, capita ancora di
sentire di fondi pensione che investono significanti porzioni di capitale in
strumenti derivati, altamente rischiosi e sicuramente non indicati per il lungo
periodo (mi viene in mente, ad esempio, il caso Enpam). Perché succede ciò? A parte i casi di frode o di manifesta incapacità,
perché gli uomini confondono breve e lungo periodo?
In finanza esiste un termine tecnico per
questa situazione:
short-termism. Essenzialmente, ci si lascia accecare dai lauti guadagni promessi da una
determinata strategia nel breve periodo dimenticandoci che, prima o poi, ci
troveremo nel lungo periodo. E lì saranno cazzi. Molti dei problemi in cui ci
troviamo oggi sono stati causati proprio da un eccessivo focus sui risultati immediati
e un quasi menefreghismo su ciò che sarebbe accaduto nei successivi 5-10-20 anni. Troppi
operatori finanziari hanno agito da cicale anche quando, per legge (vedi i
fondi pensioni), avrebbero dovuto prendere esempio dalla formica.
Ma non è solo la finanza ad essere affetta da
short-termism. Spesso scattano gli stessi meccanismi anche nelle relazioni
umane. Scommetto che tutti voi avete avuto almeno una volta una conversazione
simile:
Io: “Allora,
hai cancellato il suo numero?”
Lei: “Si, non lo voglio piú cercare. Se vuole
mi cerca lui”
Io: “Come se vuole mi cerca lui? Quindi se ti
chiedesse di uscire, ci andresti, anche se si sta comportando da bambino
immaturo??”
Lei: “Beh, no, si, insomma, non lo so. É che é
troppo [bello/sexy/affascinante/macho/ecc]”
Io: “Ok, va bene, sei giovane, divertiti”
Lei: “Si, ma io non voglio solo divertirmi.
Voglio un uomo vero”
Io: “Allora smetti di pensare a lui. Non puoi
certo immaginare di costruire qualcosa con un tizio del genere”
Lei: “No. Ma mi piace troppo. E poi il
principe azzurro non esiste. Intanto mi accontento di lui, poi si vedrà”.
Si, insomma, avete capito il genere. E secondo
me siamo state tutte (e tutti), in fasi diverse, da una parte o dall’altra della conversazione. Il
punto è che anche nel nostro quotidiano tendiamo allo short-termism. Molte donne sognano di trovare il loro Uomo, il loro principe azzurro. Ma sono anche consapevoli che un principe azzurro richiederebbe un certo impegno, una
certa costanza e una certa serietà. Trovare un principe azzurro implica
investire sul serio per il lungo periodo. Non è vero che non esiste. Sono
abbastanza convinta che esista un principe per chiunque abbia la pazienza e la
volontà di trovarlo.
Chiaro, se state pensando ad un vero principe sul cavallo bianco rischiate di restare deluse:
i soggetti single e di sangue blu non
sono numerosi e, spesso, non sono esattamente il principe azzurro che tutte
sogniamo. Insomma, non sto parlando di figure mitologiche, di uomini dagli
occhi blu come l’oceano, i capelli biondi come il grano, lo charme di George
Clooney, il fascino di Johnny Depp e la tartaruga sulla pancia. Dico, se volete
una tartaruga potete comprarla in un negozio di animali.
Io qui sto parlando di
uomini veri, di quelli che non si fanno la ceretta o le lampade prima di andare
al mare, per intenderci. Uomini pronti ad amare incondizionatamente la propria
donna, a supportarla e a sopportarla nei momenti peggiori.
Quindi, se uomini così esistono, perché
continuiamo a fare conversazioni come questa? Capiamoci, chi mi conosce sa che
non sono una moralista. Io sto parlando di donne che vorrebbero il vero amore
ma che si accontentano di surrogati. Donne consapevoli che potrebbero avere molto
di più, ma che non hanno il coraggio di buttarsi in una storia seria. Che
finiscono puntualmente con degli stronzi o degli immaturi. O degli stronzi immaturi, la razza peggiore. In questo senso
parlo di short-termism: investono sul presente immediato (un paio di muscoli al posto giusto, un paio di occhi azzurri o un buon conto corrente), senza rendersi conto
che il tempo passa. E ripeto, non sto facendo la morale a nessuno: se avessi
un’amica come Samantah di Sex & The City la inviterei a cena ogni sera per
farmi raccontare ogni dettaglio delle sue avventure. Il “problema” sono le amiche che puntualmente
si lamentano dei loro uomini (e l'ho fatto pure io, eh!). O delle loro avventure. Ma che non si sforzano di
cambiare. Che pretendono di trovare il principe azzurro senza doverci investire
nulla.

Il fatto è molto semplice: in amore, come in finanza, se si vuole
ottenere qualcosa bisogna assumersi dei rischi. E bisogna essere pronti a non
mollare nei momenti difficili: se investite in azioni non potete pensare di
vendere tutto al primo momento di mercato negativo. Lo stesso vale in amore:
magari non avrete il principe azzurro con la tartaruga, ma potreste scoprire
qualcosa di molto più gratificante. In fondo, tra short-term e long-term si tratta solo di cambiare prospettiva. Io dico che vale la pena provarci, almeno.