sabato 3 agosto 2013

Short-termism e principi azzurri


Al mondo esistono migliaia, milioni, miliardi di strumenti finanziari. Quando un individuo o un’istituzione devono scegliere in cosa investire i propri fondi devono tenere in considerazione molti parametri. Tra i più importanti ci sono il profilo di rischio sostenibile e l’orizzonte temporale dell’investimento. 

Il concetto di rischio è abbastanza semplice: se vuoi avere potenzialità di guadagno maggiori, devi rischiare di più. Detto molto banalmente: vuoi poter guadagnare il 100% in un anno? Sii consapevole che puoi anche perdere il 100% in un anno.
Una volta capito quanto siete disposti a rischiare, dovete avere ben chiaro quale sia l’orizzonte temporale adeguato: chi gestisce un fondo pensione dovrà investire per lo più nel lungo periodo, chi gestisce un hedge fund potrebbe avere più libertà e cercare qualche strumento anche per il breve periodo. 
Di norma, si parla di lungo periodo quando l’orizzonte è più lungo di 2-5 anni (attenzione, non c’è una definizione assoluta), il breve periodo è di 1-2 anni al massimo. Poi, con la moderna tecnologia, abbiamo scoperto il brevissimo periodo e l’high frequency trading, in cui dei computer comprano e vendono strumenti finanziari in intervalli brevissimi, basandosi su algoritmi preimpostati. Ma non è di questo che voglio parlare oggi.

Insomma, il concetto dovrebbe essere abbastanza semplice: se sei interessato a riavere il tuo capitale (più, possibilmente, qualche interesse) non prima di 10 anni (o 20, 30, 40 nel caso dei fondi pensione) dovresti cercare di investire in uno strumento con un orizzonte temporale lungo. Ci sono stati diversi studi per capire quale sia il miglior strumento per il lungo periodo (uno dei più dibattuti è il libro di Siegel “Stocks for the long run”) ma, come potete immaginare, non esistono conclusioni certe. Se ci fossero, sarebbe come dire che c’è un modo certo (e quindi risk-free) per fare soldi nel lungo periodo: chi mastica un pochino di finanza a questa affermazione risponderebbe: “there is not such thing as a free-lunch”.

Ma, sebbene nulla sia certo sui mercati finanziari, è risaputo che esistono strumenti più adeguati per un orizzonte di lungo periodo (ad esempio le azioni) e strumenti meno adeguati (come alcuni prodotti strutturati). Eppure, capita ancora di sentire di fondi pensione che investono significanti porzioni di capitale in strumenti derivati, altamente rischiosi e sicuramente non indicati per il lungo periodo (mi viene in mente, ad esempio, il caso Enpam). Perché succede ciò? A parte i casi di frode o di manifesta incapacità, perché gli uomini confondono breve e lungo periodo?  

In finanza esiste un termine tecnico per questa situazione:
short-termism. Essenzialmente, ci si lascia accecare dai lauti guadagni promessi da una determinata strategia nel breve periodo dimenticandoci che, prima o poi, ci troveremo nel lungo periodo. E lì saranno cazzi. Molti dei problemi in cui ci troviamo oggi sono stati causati proprio da un eccessivo focus sui risultati immediati e un quasi menefreghismo su ciò che sarebbe accaduto nei successivi 5-10-20 anni. Troppi operatori finanziari hanno agito da cicale anche quando, per legge (vedi i fondi pensioni), avrebbero dovuto prendere esempio dalla formica.


Ma non è solo la finanza ad essere affetta da short-termism. Spesso scattano gli stessi meccanismi anche nelle relazioni umane. Scommetto che tutti voi avete avuto almeno una volta una conversazione simile: 

Io:  “Allora, hai cancellato il suo numero?”
Lei: “Si, non lo voglio piú cercare. Se vuole mi cerca lui”
Io: “Come se vuole mi cerca lui? Quindi se ti chiedesse di uscire, ci andresti, anche se si sta comportando da bambino immaturo??”
Lei: “Beh, no, si, insomma, non lo so. É che é troppo [bello/sexy/affascinante/macho/ecc]”
Io: “Ok, va bene, sei giovane, divertiti”
Lei: “Si, ma io non voglio solo divertirmi. Voglio un uomo vero”
Io: “Allora smetti di pensare a lui. Non puoi certo immaginare di costruire qualcosa con un tizio del genere”
Lei: “No. Ma mi piace troppo. E poi il principe azzurro non esiste. Intanto mi accontento di lui, poi si vedrà”.

Si, insomma, avete capito il genere. E secondo me siamo state tutte (e tutti), in fasi diverse, da una parte o dall’altra della conversazione. Il punto è che anche nel nostro quotidiano tendiamo allo short-termism. Molte donne sognano di trovare il loro Uomo, il loro principe azzurro. Ma sono anche consapevoli che un principe azzurro richiederebbe un certo impegno, una certa costanza e una certa serietà. Trovare un principe azzurro implica investire sul serio per il lungo periodo. Non è vero che non esiste. Sono abbastanza convinta che esista un principe per chiunque abbia la pazienza e la volontà di trovarlo. 
Chiaro, se state pensando ad un vero principe sul cavallo bianco rischiate di restare deluse:
i soggetti single e di sangue blu non sono numerosi e, spesso, non sono esattamente il principe azzurro che tutte sogniamo. Insomma, non sto parlando di figure mitologiche, di uomini dagli occhi blu come l’oceano, i capelli biondi come il grano, lo charme di George Clooney, il fascino di Johnny Depp e la tartaruga sulla pancia. Dico, se volete una tartaruga potete comprarla in un negozio di animali. 
Io qui sto parlando di uomini veri, di quelli che non si fanno la ceretta o le lampade prima di andare al mare, per intenderci. Uomini pronti ad amare incondizionatamente la propria donna, a supportarla e a sopportarla nei momenti peggiori.

Quindi, se uomini così esistono, perché continuiamo a fare conversazioni come questa? Capiamoci, chi mi conosce sa che non sono una moralista. Io sto parlando di donne che vorrebbero il vero amore ma che si accontentano di surrogati. Donne consapevoli che potrebbero avere molto di più, ma che non hanno il coraggio di buttarsi in una storia seria. Che finiscono puntualmente con degli stronzi o degli immaturi. O degli stronzi immaturi, la razza peggiore. In questo senso parlo di short-termism: investono sul presente immediato (un paio di muscoli al posto giusto, un paio di occhi azzurri o un buon conto corrente), senza rendersi conto che il tempo passa. E ripeto, non sto facendo la morale a nessuno: se avessi un’amica come Samantah di Sex & The City la inviterei a cena ogni sera per farmi raccontare ogni dettaglio delle sue avventure. Il “problema” sono le amiche che puntualmente si lamentano dei loro uomini (e l'ho fatto pure io, eh!). O delle loro avventure. Ma che non si sforzano di cambiare. Che pretendono di trovare il principe azzurro senza doverci investire nulla. 
Il fatto è molto semplice: in amore, come in finanza, se si vuole ottenere qualcosa bisogna assumersi dei rischi. E bisogna essere pronti a non mollare nei momenti difficili: se investite in azioni non potete pensare di vendere tutto al primo momento di mercato negativo. Lo stesso vale in amore: magari non avrete il principe azzurro con la tartaruga, ma potreste scoprire qualcosa di molto più gratificante. In fondo, tra short-term e long-term si tratta solo di cambiare prospettiva. Io dico che vale la pena provarci, almeno. 


2 commenti:

  1. La finanza suggerisce a tutti di non tirarsela troppo: col tempo lo spread bid/ask si allarga, la gente si accasa e il mercato diventa meno liquido (ci sono sempre transazioni OTC e il prestito titoli, ma sono più instabili e fonte di "contenzioso").


    Concludo con una cattiveria maschilista:

    "nel lungo periodo siete tutte vecchie"

    e quindi ben venga un po' di shorterminismo...

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  2. Preferisco Keynes: nel lungo periodo saremo tutti morti. Maschietti inclusi. Conviene, forse, concentrarsi sulle cose che contano fino a che si è in tempo.. :)

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