domenica 25 agosto 2013

Idee? Poche, ma confuse.


Come ho già detto ho un account Twitter, ormai da un paio di anni. Chi mi segue sa che mi piace molto
partecipare a discussioni su diversi temi (economia, politica, finanza, scuola, amore, ecc), quindi mi capita spesso di partecipare ad interessanti scambi di opinione. Spesso mi confronto con persone interessanti, dalle idee chiare e con la voglia di spiegarti il loro punto di vista. Altrettanto spesso capita di leggere repliche di tuitteri maleducati e con la voglia di attaccare briga. Va be’, ci sta: non c’è selezione all’ingresso, quindi non puoi mai sapere chi leggerà i tuoi tweet. Ci sta pure che ogni tanto ti becchi qualche insulto: meglio che certa gente si sfoghi così, scudandosi dell’anonimato, piuttosto che accumuli rabbia repressa da sfogare chissà come. Insomma, non me la sono mai presa per un insulto su Twitter: lascia il tempo che trova.

Quello che non sopporto, però, sui social network come nella vita reale, è quella che chiamo “categorizzazione facile”: quella tendenza ad assegnare etichette basate su una singola frase o un pensiero, spesso decontestualizzato. Vi faccio qualche esempio: quando scrivi una frase a favore dell’incarcerazione di Berlusconi sei automaticamente un comunista (quando magari hai sempre votato estrema destra); se sei a favore della meritocrazia (e quindi contrario all’egualitarizzazione voluta da un certo pensiero sinistroide) vieni etichettato come di destra; se frequenti la Bocconi sei automaticamente un riccone che si sveglia ogni mattina pensando a come calpestare la plebe; se sei un Clino non puoi che essere un omofobo bigotto pronto a vendere l’anima al diavolo per la scalata al potere; se non credi nell’austerità espansiva allora devi essere un Keynesiano convinto…. Va be’, avete afferrato il concetto, ma sappiate che ne avrei di altri esempi da scrivere.

Perché non sopporto la categorizzazione facile? Perché è la figlia diretta del pensiero unico. Perché chi la applica assume implicitamente che una persona non possa pensare con la propria testa, ma debba per forza fare riferimento ad un pensiero pre-esistente. Queste persone non ammettono l’esistenza di idee personali: vi hanno rinunciato per abbracciare in toto un’ideologia. Per questi personaggi, se sei di sinistra non puoi avercela coi sindacati, se sei di destra non può piacerti Obama, se non vuoi il ritorno della lira sei sicuramente un arci-nemico del duo Bagnai-Borghi, se lavori nella finanza sei per certo uno speculatore brutto e cattivo. Ecco perché non sopporto queste categorizzazioni: chi le pronuncia segue fedelmente un’ideologia e chiunque osi dire qualcosa di diverso dal pensiero unico di cui fa parte non può che rappresentare l’odioso ideologia opposta.

Personalmente, cerco di tenermi alla larga da chi non ammette una visione diversa dalla propria. Specialmente se la visione non è nemmeno la sua. Ho come l’impressione che avremmo avuto molti meno “–ismi” (fascismo, nazismo, comunismo, ecc) se solo la gente fosse capace di pensare con la propria testa, di crearsi delle idee proprie e di abbandonare quelle odiose ideologie. 

1 commento: